Presidente: Sergio Abramo

Sovrintendente: Gianvito Casadonte

Direttore Generale: Aldo Costa

"I HAVE A DREAM" i grandi discorsi della storia hanno scosso il pubblico del Teatro Politeama

Un discorso può cambiare la storia? Sì, eccome. Ma spesso costa a chi lo pronuncia un prezzo che solo lui stesso può pagare: la vita. O, in subordine per così dire, l’ostracismo, l’esilio, il carcere e persino l’ostilità di quel medesimo popolo per cui stava lottando o combatte ancora. Mezzi dissuasivi terribili che però non hanno fatto arretrare di un centimetro, suggerendo loro di desistere, quanti hanno accompagnato le mirabili azioni compiute sul grande palcoscenico della storia con un’arma formidabile: la parola. Perché chi ha asserito che la parola ferisce più della spada aveva ragione. Da vendere. Lo conferma l’impatto devastante che le frasi di alcuni ‘visionari’, pensatori, scienziati, rivoluzionari o leader politici, hanno avuto fin da quando c’è memoria. Si tratta dei concetti espressi in epoche remote da personalità del calibro di Demostene e Pericle o - più di recente - Maximilien de Robespierre e in epoca moderna da Mahatma Gandhi, Winston Churchill, Nancy Astor, John Fitzgerald Kennedy, Fidel Castro, Nelson Mandela, ma anche Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti (la cui ‘Ballata’ è risuonata commuovente in sottofondo per un paio di minuti circa), Neil Armstrong e Umberto Eco, che ieri sera hanno ‘scosso’ il Politeama con la forza evocativa del pensiero alla loro base. La potenza che gli ha permesso di cambiare il corso degli eventi, in alcuni casi mutando il destino di intere minoranze etniche o di tante nazioni ovvero ancora influenzando gli stili di vita di milioni e milioni di persone. Alla luce di tutto ciò, il titolo dello spettacolo proposto nel teatro cittadino non poteva che essere I Have a Dream. Il sogno che il reverendo King aveva per la sua gente e ripeté tante volte, in tutte le declinazioni possibili, davanti al Lincoln Memorial il 28 agosto 1963. Frasi magistralmente interpretate da Ivano Marescotti e Valentina Lodovini. Ma lo spettacolo non è solo questo: è ad esempio la splendida voce fuori campo dell’intramontabile Arnoldo Foà (insieme a quelle degli impareggiabili colleghi Gigi Proietti, Rosario e Beppe Fiorello e Catherine Spaak, madre del regista Gabriele Guidi) e la nostalgia per quando la retorica, unitamente a grammatica e sintassi, si insegnava nelle scuole. Tempi nei quali si coltivava l’arte del parlare, non come oggi in cui si affida ogni cosa alla velocità e quindi fatalmente alla superficialità che quasi sempre sconfina nel pressapochismo. Ma non è certo l’aspetto culturale, il profilo esaltato dell’opera del ‘figlio d’arte’ Guidi. Viene invece messo in rilievo come, malgrado l’estremo sacrificio di taluni uomini eletti, gattopardescamente talvolta tutto cambi affinché nulla cambi mentre in altre occasioni la tenacia, anzi l’irriducibilità, e la generosità filantropica di alcune figure eroiche paghi. Riesca insomma nella titanica impresa di gettare semi fecondi per il miglioramento della condizione di intere generazioni. Comunque sia, il vento della modernità è inarrestabile ed ecco allora che si è costretti a celebrare l’era degli slogan come lo ‘Yes we can’ di Barack Hussein Obama. Sono sufficienti poche parole, dunque. Basta solo che siano emblematiche alla stregua dell’applauso tributato alla ‘strana coppia’ Lodovini-Marescotti. Ancora un successo, quindi, per un’altra coppia, il duo formato dal sovrintendente Gianvito Casadonte e il dg Aldo Costa che finora pare non abbiano sbagliato un colpo nella scelta degli eventi di un Cartellone da urlo.