Una storia lunga 61 anni, ovazione anche per LE BAL che ha offerto un viaggio in musica dalla seconda guerra mondiale a inizio del Terzo Millennio.

Una storia lunga 61 anni, ovazione anche per LE BAL che ha offerto un viaggio in musica dalla seconda guerra mondiale a inizio del Terzo Millennio.

Balliamo! È da tanto tempo che non lo facciamo. Recitava così il ritornello di una famosa canzone del 1977 di Fred Bongusto. Un cortese invito rivolto a una bella dama da conquistare. E già, perché la danza resta una delle più potenti forme di seduzione, persino nel regno animale, figuriamoci fra esseri senzienti molto evoluti come gli uomini. Ed è proprio quest’arte, per alcuni una vera e propria professione mentre per altri una sconfinata passione, che viene esaltata in Le Bal - portato in scena ieri sul palcoscenico del Politeama - il cui spettacolo originale nasce dalla mente di Jean Claud Penchenat, anche attore nella trasposizione cinematografica dello spettacolo “Ballando Ballando” diretta dall’indimenticato e compianto Ettore Scola. Un maestro della regia, e non solo, peraltro umanamente e professionalmente molto vicino al sovrintendente Gianvito Casadonte. La versione dell’opera portata alla ribalta del Mario Foglietti è però quella di Giancarlo Fares con le coreografie di Ilaria Amaldi. Una sorta di “competizione in crescendo”, la sua, che per così dire porta a un movimento accelerato e catapulta i personaggi negli anni Quaranta. Un periodo cupo, soprattutto in Italia, in cui soffiano impetuosi i venti di guerra, come del resto del mondo purtroppo, ma dove non si è di certo perso il gusto di divertirsi con “poco”. Basta una sala, un giradischi o grammofono del tempo, ed ecco che il gioco è fatto. Ma il secondo conflitto bellico mondiale è solo la “stazione di partenza” da cui parte la storia di Le Bal mediante una drammaturgia caratterizzata da straordinaria musica, azioni e gesti, che accompagnano il susseguirsi dei decenni. Lo spettacolo, infatti, percorre al ritmo di note e suoni indimenticabili l’evoluzione socioeconomica del Paese, passando attraverso gli eventi salienti che hanno contribuito a connotarla: dalla miseria e i drammi del conflitto all’agognata Liberazione dal giogo nazifascista, dal boom alla lotta di classe. Un racconto, lungo e appassionato dunque, affidato alle canzoni, agli attori e ai molti cambi di costume, che raccontano il susseguirsi delle epoche e appunto i radicali e fisiologici mutamenti anche negli stili e nella crescente liberalizzazione dei costumi. Un viaggio di ben 61 anni, fino al 2001, con tante “colonne sonore”, frutto della maestria di artisti del calibro di Domenico Modugno, Mina, Renato Zero, Enrico Ruggeri, Franco Battiato, Adriano Celentano, Ornella Vanoni, solo per citarne alcuni a cui si aggiungono tra l’altro illustri nomi stranieri, ma anche del caro vecchio Trio Lescano. Fin qui lo spettacolo tradizionale, ma che regala anche un appassionante fuoriprogramma. Un simpatico siparietto dedicato all’auto-promozione dei protagonisti sul palco: Questa è una compagnia formata per lo più da giovani promettenti, quindi per favore mettete Mi Piace sulla nostra pagina Facebook così i responsabili dei grandi teatri che la visitano ci chiameranno di sicuro per farci esibire. Subito dopo l’insolita richiesta, a pensarci bene neppure tanto inedita nell’era dei social imperanti, una sorpresa; un piccolo cadeau donato al pubblico catanzarese. Un bis all’insegna di un coinvolgente twist ballato in platea con “l’accompagnamento speciale” di oltre 300 spettatori, improvvisamente scatenatisi come fossero in discoteca. La degna chiusura per l’ennesimo successo targato Politeama e firmato dall’istrionico Casadonte.